solounoscoglio

Scirocco

c’era lo scirocco, lo ricordo bene.

auguri G.

 

 

 

…ma sanno anche stirare? perché in caso….

http://www.corriere.it/tecnologia/app-software/14_settembre_18/menservant-uomo-perfetto-si-prenota-online-edf14d40-3f36-11e4-97e5-7c54525b65fe.shtml

W GLI SPOSI! – storia di straordinaria libertà

 

materassi pesanti

http://www.corriere.it/esteri/14_settembre_04/finche-mio-stupratore-sara-libero-mi-portero-dietro-mio-materasso-0c7deb58-3422-11e4-a3ec-50d128513f28.shtml

questa storia mi ha risvegliato un vecchio dubbio: ma esiste una linea  ben  precisa oltre la quale ciò che non è abuso lo diventa? le violenze che le donne subiscono molto spesso non lasciano segno visibile ad occhi attenti, figuriamoci a quelli che fanno finta di non vederci.

è violenza lo sguardo scrutatore non appena  lei si gira, è violenza  il gioco di battute sporche  quando lei non ha più  voglia di giocare. è violenza  il passeggero preoccupato perché scopre che il pilota del suo volo è una donna.  è violenza gratificarla  dicendo  “sei una donna con le palle”. è violenza che la sua collega le fotta il lavoro dopo che è andata a letto con il  capo.

queste sono le prime che mi sono venute in mente, ma sappiamo tutti che se ne potrebbero citare ancora altre  di più stravaganti o  dolorose.

vorrei poter credere che da qualche parte ci siano donne senza materassi pesanti….

 

meanwhile in shanghai

mi è piaciuto tanto questo video.

sotto un profilo  tecnico perché c’è dietro una regia ben organizzata, ma  sopratutto perché parla di una vicenda umana interessante.

ma ciò che più mi ha colpita è stata la differenza di entusiasmo tra i dipendenti americani e quelli di shanghai….

quella  sottile differenza tra diversi modi e mondi….

http://video.corriere.it/epica-festa-d-addio-dipendenti-loro-amatissimo-amministratore-delegato/c80ac002-194d-11e4-91b2-1fd8845305fa

io-cloud

foto

sono nata in piena mezza stagione.

forse per questo sono abituata alle nuvole, anzi le adoro.

fossi una nuvola, avrei la forma di orso, no di tartaruga. ne ho vista una proprio così. sembrava minacciosa, ma le tartarughe fanno paura solo a qualche foglia di insalata. quella era lenta infatti. ma ce n’era una piccola come un coniglio, forse più una lepre perché era grigia. la lepre superava la tartaruga ed intanto si trasformava in una freccia che si perdeva dentro ad un grande cumulonembo…che brutta parola, meglio nuvolone.

il monitor del mio pc ha qualche problema, credo proprio la scheda video. diventa tutto nero. allora spengo ed aspetto che si schiarisca, proprio come questo cielo che mi è caduto addosso. risollevo il monitor e lentamente riappaiono le nuvole chiare e morbide come puff sui quali sedermi mentre aspetto il prossimo treno. non so a che ora arriverà, ma ce n’è sempre uno. se va bene trovo posto in prima classe, se no resto in piedi. comunque da dentro il vagone  io sono la più veloce di tutte le nuvole e arriverò prima all’orizzonte per scoprire una volta per tutte cosa ci sta dietro. di sicuro  ancora nuvole, con nuove forme.

le mezze stagioni ci sono ancora, eccome.

 

Fine Primo Tempo

certe volte me le vado a cercare da sola.

come quella volta che gli chiesi se secondo lui ero stata una brava mamma e la risposta mi arrivò completa e nitida in quei  primi  ma lunghissimi secondi di silenzio che precedettero il suo rassicurante SI.

stavolta è successo mentre scorrevano le immagini di un film che richiedeva tutta la mia concentrazione; ero… distratta, come dire.

- Mà, tu hai fatto bene nella vita? – mi ha chiesto senza girarsi, continuando a  fissare lo schermo della tv.

- Avrei potuto far meglio – sono stata rapida a soffocare il NO:  perché la risposta sembri spontanea deve essere immediata.

- Perché? – è troppo furbo o sono stata lenta, penso

- Perché ho sbagliato, alcune volte anche con consapevolezza – ecco: questa è la verità

- Invece secondo me tu hai fatto bene, Mà. – si è girato e me lo ha voluto dire guardandomi negli occhi.

i suoi grandi occhi fissi verso di me. due laghi neri colmi di  quella tenera rassegnazione di chi ha visto abbastanza schifo da distinguere già così giovane il bene dal male. mi chiedo: ma quando hai smesso di essere bimbo, figlio mio? questo sguardo l’hai sempre avuto, sempre mi hai guardato così, o sono io che mi rifletto in te e vedo ciò che voglio vedere?

si può mentire a tutto il mondo, talvolta si deve perché fa parte delle misere strategie di noi esseri umani, di noi veramente  miseri intendo.

ma davanti questi occhi pieni di amore e  di comprensione non si può.

mi basta sorridergli e  lascio che mi attraversi l’anima. mi spiace solo che non è un gran spettacolo.

meglio il film, figlio mio.

smorza e llights

è stato un attimo.

l’aereo seguiva la rotta  verso ciampino, quando  la sua enorme  sagoma ha oscurato per pochi secondi il sole. ero lì sotto, ed ho sentito mancare la luce attraverso le palpebre. le ho spalancate preoccupata, inconsciamente e rapidamente attraversata da un terrore ancestrale. forse perché la luce del sole che viene via improvvisa è segno nefasto per le nostre cellule, qualcosa che le riguarda come il ritmo circadiano.

due secondi, poco meno. per poi riflettere a lungo sull’importanza di una qualsiasi fine, e di quell’esatto momento in cui si spegne per sempre la luce anche dietro due palpebre aperte.

proprio oggi che è il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, l’inizio dell’estate, San Luigi.

 

se vuoi perder tempo

francamente penso che  lasciarsi guidare dall’amore non sia il vero errore, l’errore è identificarlo in un unica forma, una sola idea. la solita, non mi va neanche di citarla perché tanto l’avete capita. se fossimo veramente capaci di amare senza il desiderio soffocante di tornaconto, di avere necessariamente qualcosa indietro, allora soffriremmo di meno, ma sopratutto romperemmo meno i coglioni a chi ci sta attorno.

la maggior parte della gente perde tempo appresso il dolore del cuore infranto, quando comunque si sa, che fa parte del gioco.  in pochi accettano onestamente le regole, ma sopratutto la sconfitta.

se vuoi far sul serio, allora ama sul serio. dai te stesso in nome del tuo amore senza la misera logica del do ut des.

se invece vuoi perder tempo, allora innamorati e spara le solite cazzate, prima, dopo e durante, ma senza mai dimenticare che l’Amore è ben altro.

 

 

 

questa pioggia, per Marco.

amico nostro che non sai piangere.

neanche noi ci riusciamo più. ed ora questo cielo asfittico che ci soffoca sembra voglia piangere con noi, ma neanche lui pare riesca  a farlo.

non servono le lacrime per lenire i nostri dolori, ma li vediamo adesso così profondi.  ti restiamo seduti vicini sull’orlo del tuo baratro e da qui   il tuo sembra davvero senza fine.

aggrappati a noi, prendi queste mani e rialzati.

torniamo a ridere insieme che almeno questo lo sappiamo fare molto bene, lo faremo anche per Marco.

 

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 229 follower