solounoscoglio

il Tempo delle Confidenze

 

c’era un tempo…

non so quando sia mutato, ma c’era appunto un tempo in cui non potevo vivere senza la possibilità di confidarmi. avevo amiche e amici con i quali scambiavamo racconti carichi di emozioni e ancora sogni, illusioni e disillusioni, speranze e sconfitte. le amiche e gli amici ci sono sempre ma quella irrefrenabile voglia di raccontarsi è svanita.

non so se anche questo sia un altro segno della vecchiaia: i lenti cedimenti del platisma, i lievi graffi di lato agli occhi, qualche cicatrice al cuore e questa serena ed immutabile volontà di restare in silenzio.

Non mi confido più o forse, più semplicemente, non confido più.

Mammina

c’è questo gran bel film.

credo che non lo vedrò, e non perché come mi capita spesso non riesco ad organizzarmi in tempo tra lavoro, casa e qualcuno che resti con la piccola a casa.

non lo vedrò perché non credo di potercela fare.  il trailer mi ha già scosso e penso che tutte noi madri abbiamo già abbastanza materiale per poter produrre il film della nostra vita che riesca ad essere tenero, comico e drammatico così come “Mommy”.

ho già tanto su cui lavorare: sorridere, piangere, riflettere.

ma c’è comunque questo gran bel film, per chi non sceglie  di perderlo.

I don’t believe in genius…

… I believe in You.

La musica è potenza
Lasciala scorrere nella tua mente
Sei come un fiore
Nell’intenso splender del sole

Sei invitato
Alla festa della vita?
Ora ti è stato mostrato
Vivi prima di morire?

Sono sfrenati, sfrenati, sfrenati questi giorni in cui viviamo
Sì, so che a volte tutti noi vorremmo arrenderci

Questi sono strani, strani, inutili giorni da vivere
Sì, so che a volte tutti noi vorremmo arrenderci

Non cedere
No, va tutto bene
Lascia scorrere la melodia
Tutta la notte, tutta la notte

Perché la musica è potenza
Si vende facilmente
Mentre ti culla come una ninna nanna
Non ti lascerà andare

Se la melodia è senza tempo
Non ti deluderà
Senti l’aria muoversi
Sottomettiti al suono

In questi sfrenati, sfrenati, sfrenati giorni in cui vivete
Sì, so che a volte tutti voi vorreste arrendervi

Questi sono strani, strani, inutili giorni da vivere
Sì, so che a volte tutti noi vorremmo arrenderci

Non cedere
No, va tutto bene
Lascia scorrere la melodia
Tutta la notte, tutta la notte

Dopotutto noi arriviamo alla fine
Il crimine illimitato,
Giornate storte e buona sorte
Sono le cose che trovi

Perché la musica è il mantra
Che calma la tua testa
La musica è la domanda
Alle cose non dette

Sono sfrenati, sfrenati, sfrenati questi giorni in cui vivete
Sì, so che a volte vorremmo tutti andar d’accordo

Questi sono strani, strani, inutili giorni da vivere
Sì, so che a volte voi semplicemente non andate d’accordo

Non arrenderti, non cedere
Non piantare tutto, smettila di crollare

Lascia che la canzone
Ti trasporti
Ti mantenga forte

Non controllarti
Perché la musica è potenza

Sottomettiti al suono
Senti l’aria muoversi, muoversi
Sottomettiti al suono
Senti l’aria muoversi, muoversi

 

 

Guglielmo Tell Me

riaprii gli occhi di scatto.

per prima cosa volli ritornare al mio posto e giuro che non fu facile, un pezzo della portiera si era accartocciato dietro la mia schiena. ma io ero esile e con un po’ di buona volontà passavo ovunque. la testa mi faceva molto male così la mano si posò  senza esitazione lì dove il dolore pulsava e bruciava. sentivo sangue, realizzai cosa fosse la macchia scura sul parabrezza incrinato lì dove era rimasta adagiata la mia fronte non so per quanto. in ogni caso, dovevo uscire da quella situazione scomoda. rotolai verso destra. lo sportello si apriva, ma la macchina accanto alla mia non mi concedeva lo spazio necessario, per quanto fossi magra davvero non ne venivo fuori.

arrivò allora quella specie di gigante: infilò la sua mano tra le lamiere e mi sentii agitare finche non riuscì a liberare  la mia piccola vettura dal groviglio. ci sollevò: la mia macchina tutta rotta ed io che non stavo decisamente meglio.

sbirciò dentro forse per esser certo che fossi sola, così pensai.  mi portò via. doveva essere davvero enorme perché ad ogni suo passo vedevo sfilare intere montagne e tutti quei  paesaggi a me noti. era talmente spedito che se incontravamo pioggia cessava dopo poco,  il freddo iniziava  e altrettanto rapidamente terminava: così il caldo. fu notte e subito giorno. non ebbi il tempo di provar fame o sete, che ero già all’altro mondo sotto il braccio di un gigante dentro un rottame di macchina.

l’altro mondo è una spiaggia rosa. no, scusate, la sabbia non è rosa. solo che lì c’è sempre il tramonto e tutto sembra che abbia quel colore, il colore del tramonto.

su quella spiaggia  non ero sola. c’erano altre persone, e mi sembrò che stessero tutti bene. non ne sono sicura ma forse ero proprio  l’unica a perdere sangue, eppure  nessuno ci faceva caso perché erano tutti  continuamente  rivolti verso il sole, aspettando che anche l’ultimo raggio affondasse nell’acqua viola. ma quel tramonto non terminava mai e così nessuno si scollava dal proprio posto, nessuno girava la testa altrove. restavano in attesa di uno stesso unico istante che non arrivava mai.

intanto il mio sangue scorreva e formava un rivolo lungo il mio corpo, sui piedi e si avvicinava al mare. dacché lo lambiva a che lo riempì. il colore del mare divenne ancora più scuro. cercavo di tamponare la ferita con il palmo della mia mano ma più tentavo di fermare il fiotto di sangue più se ne versava ed il mare cresceva in una frettolosa marea, finché non fu lui stesso a decretare la fine di quel tramonto che pareva senza  soluzione di continuità.

allora calò il buio. sulla spiaggia, su tutta quella gente e su di me. come le vacche di Hegel, ci illudemmo  di esser uguali.

 

le donne e gli uomini di Kobane

le donne e gli uomini di Kobane.

Bellezza vs Brutalità 1:0

la mattina in macchina faccio sempre il piano della giornata che mi aspetta. non sempre mi aspettano cose facili. in questo pensiero mi abbrutisco, molto più di quando resto ferma sulla tangenziale. oggi una mano santa ha fatto passare questo brano per radio, ed io ho pensato che se la Bellezza avesse mani suonerebbe così.

per fortuna noi che siamo bruti abbiamo almeno le orecchie per ascoltarla, e mi lascio vincere.

 

chi controlla chi

Attachment-1non so se vi è mai capitata la voglia di controllare: sembrerebbe più gratificante dell’esser controllato. viceversa, non so se vi è mai capitato di essere controllato: forse è più stancante del controllare. ma quanta soddisfazione può dare essere un control freak? o forse c’è  più piacere a far credere di esser controllato ed invece porsi  al di fuori del campo di osservazione del proprio controllore ?

sembra un gran bel pippone mentale, lo ammetto. ma quando nella vita si è costretti per vari motivi a relazionarsi con gli “affamati di controllo”, allora sono domande che è bene porsi. mai rendere universale  la propria esperienza, per questo mi piacerebbe conoscere l’altrui opinione: chi di voi, è in grado di sottrarsi dalla manipolazione mentale che esercita un control freak? chi sa quale disagio, talvolta ira, provochi la totale insubordinazione a chi cerca invano di schiavizzare le altrui menti? ultima riflessione:  controllare di non esser controllato, è pur sempre una forma di controllo, o no?

Scirocco

c’era lo scirocco, lo ricordo bene.

auguri G.

 

 

 

…ma sanno anche stirare? perché in caso….

http://www.corriere.it/tecnologia/app-software/14_settembre_18/menservant-uomo-perfetto-si-prenota-online-edf14d40-3f36-11e4-97e5-7c54525b65fe.shtml

W GLI SPOSI! – storia di straordinaria libertà

 

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