solounoscoglio

Abbassa lo sguardo, ma non lì.

frequento da qualche anno una piscina dove porto a rinfrescarsi la bimba nei we.

ormai ci si conosce quasi tutti, e cosi’ anche quest’anno ritrovo il solito tipo: quello che  con la sua voce invadente sovrasta ogni altra,  financo quelle dei bambini schiamazzanti.

sabato ha fatto sapere all’intera platea che sta per avere il secondo figlio e lo grida così: stamo per sfornà nartra pagnotta.

che classe, penso. ma tra l’indifferenza comune lui continua a sbraitare gli affari suoi e con lo sguardo cerca qualcuno che lo segue.

da dietro i miei occhiali da sole non gli lascio assolutamente capire che lo osservo, non posso permettermi che sappia che lo trovo interessante, antropologicamente parlando, se no mi attacherebbe il pippone.

seguo il suo show e il movimento scattante dei suoi occhi che cercano disperatamente un’interlocutore…finchè, ecco, gli occhi si fermano, e si posano su un paio di chiappe. e da quel momento tutto ciò che dice o meglio, che declama, lo fa rivolgendosi a quelle chiappe.

ora, che un bel sedere attrae sempre lo sguardo e l’ammirazione, è cosa nota. ma il sedere in questione è di un’ adolescente sdraiata vicino noi.

è troppo, penso. abbasso gli occhiali e inizio a guardarlo senza staccare un attimo gli occhi dalla sua grossa faccia laida. ci mette tempo prima di accorgersene. prova a salutarmi, ma non accenno alcun  scambio al suo sorriso imbarazzato, anzi, continuo a fissarlo.

lo spocchioso declamatore  cambia decisamente  tono, prende in braccio  il suo bimbo di 3 anni circa e va a giocare altrove, a bassa voce finalmente.

a quel punto anche io  ho pensato “che culo!”

Lei sta così….

a Roma c’è una radio che ha come jingle: uno lo vivi, uno lo ricordi.

stamani in macchina, ho ascoltato questo  vecchio brano nella versione originale di Roberta Flack. mi è  me molto caro, perchè mi ricorda una persona che ha segnato in modo importante  la mia vita, pur non avendo più contatti con lei da tanti anni.

questa persona è una specie di sorella per me.

tra noi solo un anno di differenza ed alcun vincolo di sangue.  abbiamo vissuto insieme per diversi anni. dapprima eravamo molto unite, poi  meccanismi forzati di condivisione familiare ci trasformarono in rivali: lei invidiava me per alcune cose ed io lei per altre, e per questo eravamo pari, almeno così credevamo.  finito il liceo ci iscrivemmo alla stessa facoltà.  io per amore delle  scienze e  lei anche perchè aveva già pronto il suo futuro con forma di una bella poltrona di dirigente nell’azienda di suo padre, il mio patrigno.

alla morte di mia madre, furono abbassate le carte in tavola. in quello stesso periodo avevo iniziato uno stage nell’azienda “familiare”. l’ambiente diventò immediatamente ostile, tanto che decisi di andar via, da lì e da quella città.

ho vissuto quel momento con un grande senso di frustrazione. dovevo ri-inventarmi un futuro che in realtà non mi era mai appartenuto, ma nel quale avevo ingenuamente creduto.

da lontano, in un’altra città pensavo spesso a lei e a quanto fosse molto più  fortunata di me, ma sempre con un sentimento misto amore/odio.  finchè non arrivò il fulmine a ciel sereno, proprio su di lei. una malattia terribile, che le ha tolto  ogni facoltà di essere vivente, se non quella respiratoria.

adesso vive, se così si può dire,  in un letto di una clinica totalmente incosciente nell’attesa della sua fine. ormai è raro che io parli con suo padre, capiterà 2 volte all’anno. una di queste poche settimane fa. ed ogni volta incombe su di noi la sua presenza, ed alla fine della telefonata chiedo sempre timidamente come sta la figlia. e lui, mi risponde sempre allo stesso modo: lei sta così.

il mio sentimento  è decisamente diverso. ho una gran vergogna per ogni mio stupido momento di rabbia e di invidia. penso spesso che vorrei avvicinarmi al suo letto e farle ascoltare questa canzone… era la sua preferita quando aveva 16 anni. era una ragazza molto intelligente e sensibile ma voleva esser me, così come io desideravo esser lei . lei voleva i miei capelli biondi ed i miei occhi azzurri, io volevo un padre accanto a darmi lo stesso senso di protezione paterna che non ho mai avuto da ragazza.

dico sempre che non si può costruire la propria felicità sull’infelicità altrui, ma forse possiamo distruggere la nostra infelicità ricordandoci che ne esistono alcune che non danno scampo, per le quali non è prevista alcuna soluzione. e  se il destino ce le ha evitate, allora siamo degli emeriti stronzi a piangere per problemi che comunque si risolveranno senza grossi traumi.

questa lezione me la ripeto spesso pensando proprio a lei, che suo malgrado mi ha insegnato a portare rispetto ai veri dolori, lasciando in silenzio i miei che alla fine mi sembrano solo cazzate. questa canzone è il nostro leit motiv, e mi spiace che non lo sappia.

non avrò mai l’opportunità di ringraziarla per questo, e se davvero c’è  stata una rivalità tra noi due, basterebbe questo per dichiararla vincitrice.

ma è ridicolo solo pensarlo:  a che le servirebbe, lei ormai,  sta così.

contro l’indifferenza, PER FAVORE guardate questo trailer.

per chi non ne è a conoscenza, in Italia esiste ancora quest’orrore, si chiama OPG.

http://www.youtube.com/watch?v=NIUndUqyBBQ

 

 

i tuoi primi Vent’anni

foto-54

i tuoi primi vent’anni sono poco meno della metà di tutta la mia vita, eppure pesano più dei miei precedenti venti.

quando sei nato, ero totalmente impreparata: non avevo mai tenuto tra le braccia un bimbo prima di allora, mai cambiato un pannolino o maneggiato biberon. sei nato con i tuoi enormi occhi neri aperti, come anticipo del tuo acuto spirito di osservazione. anche se eri fortemente miope, come tutti i neonati, sentivo che mi scrutavi. così come facevo io d’altronde: mi sembrasti bruttissimo e trovavo insopportabilmente ipocriti tutti quelli che dicevano “ma che bel bimbo”. (tranquillo, ho pensato la stessa cosa anche dei tuoi fratelli ).

l’epidurale aveva dato qualche problema ed io rimasi circa 24 ore con le gambe paralizzate, per questo ti lasciarono in nursery per tutta la notte. ma  alle 6 del mattino mi raggiungesti in reparto con un delicato  profumo di colonia che ti precedeva.  la memoria olfattiva me lo ripropone in questo istante, fresco e dolce, proprio come 20 anni fa.

ho imparato i rudimenti del pesante lavoro di genitore  con te. non che abbia fatto grandi miglioramenti con i tuoi fratelli, ma a te è toccato l’arduo compito dell’apri pista.

di questi vent’anni restano impressi momenti topici: tra tutti la gioia della prima volta che sono stata chiamata mamma, e il  dolore della sconfitta di quando mi dicesti che volevi andare a vivere con tuo padre.

tutto quello che provo come madre lo sai già, noi due non abbiamo bisogno di troppe parole, ci siamo sempre capiti con uno sguardo, fin dall’inizio.

nei tuoi prossimi vent’anni mi aspetto di vedere che riuscirai a realizzare il tuo sogno. lo hai scelto davvero speciale…ma non irrealizzabile.

no aspetta, mi aspetto solo di vederti felice. come e con chi, poco conta.

auguri A.

Ma c’è o ce fa?

Damien Hirst è sicuramente l’artista vivente più controverso di questi tempi.

è stato accusato più volte di plagio. e lui ha sempre risposto senza discolparsi, anzi riconoscendo che si era ispirato di qua e di là e che se lui si era fatto valere con le sue opere e gli altri no, peggio per loro.

che faccia di bronzo … eppure io lo stimo.

l’ho conosciuto personalmente qualche anno fa, a Berlino ad una sua personale. quando me lo hanno presentato ho subito chiesto di fare una foto insieme e lui, riconoscendo il mio accento Italiano ha inscenato una tarantella con me al braccetto e abbracci e baci, in puro stile brooklinese emigrantissimo.

poi siamo andati alla cena in suo onore e lì si è seduto al suo tavolo esclusivamente con la sua famiglia composta da moglie figlio e madre.

questo particolare  mi ha colpito parecchio. insomma non avrei mai immaginato un artista eccentrico e sopratutto milionario ( all’epoca veniva dichiarato come l’artista più ricco del mondo ) in un frangente così “domestico”. non gliene poteva fregare un cavolo del vanity fair e dell’evento in suo onore. si, certo, chissà quanti ne avrà avuti. eppure la sua calma e l’attenzione con cui si preoccupava che madre e figlio potessero avere sempre il piatto pieno era beh, contrastante con il vippaio frenetico  e colorato che gli ruotava attorno.

leggendo vari libri, mi colpì la manovra economica da lui messa a tiro  per poter impennare le quote di mercato dei suoi lavori. brevemente lui è stato il primo artista al mondo che ha portato in asta, da Christie’s se non ricordo male, tutte le sue più importanti opere, dopo averle tolte al maggior collezionista, Mr Saatchi. insomma all’epoca infranse un tabù che per dirla secondo ( il mitico!!) John Baldessari ” per un’artista seguire le proprie opere in un asta, è come sorprendere mamma e papà che fan l’amore”

in ogni caso, che sia uno spudorato copione, o un affarista senza scrupoli, lui ha in sé il Genio. questo penso.

difficile scegliere quale opera pubblicare, voglio comunque condividere questa sua foto, che lo ritrae a 16 anni  accanto alla testa di un cadavere in un obitorio inglese. dicono fosse andato a lavorare lì per passione….

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Inaugurazione della mostra "Max Dudler. Architetture dal 1979".

Ribloggato da flamingoblue:

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Lunedì 10 giugno in occasione della pubblicazione dell'opera monografica Max Dudler. Architetture dal 1979 (Electa, € 110), Casabella Laboratorio rende omaggio al progettista svizzero inaugurando un'esposizione di modelli, foto e disegni originali. Dudler, noto come uno dei più importanti esponenti dell'architettura razionale, in oltre trent'anni di attività si è dedicato all'ideazione di numerose tipologie di edifici abbracciando un’ampia scala di tipologie di costruzioni: dalle case unifamiliari ai complessi sportivi, dai centri culturali, all’allestimento di esposizioni provvisorie, sempre instaurando un rapporto quasi di collaborazione tra astrazione e interpretazione della realtà.

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voi di Milano che potete, ite, ite....

Al tramonto della vita

ho la memoria corta io.

ricordo che ho avuto i miei primi figli a quasi 20 anni e forse proprio  da quel momento ho camminato  guardando in avanti, girandomi sempre meno indietro.

scopro che i miei figli pubblicano sui loro profili facebook foto di quando erano piccoli con me, talvolta mie foto di quando ero più giovane. quasi non mi riconosco. mi chiedo cosa facevo in quel momento, dove andavo e con chi. ed il tempo mi si dilata ancora di più, e si diluiscono i colori e continuo a chiedermi perché.

ne parlo con A  e lui mi risponde ” non sei più la stessa mamma”

ma non c’è alcuna nota di nostalgia nel suo modo dolce di parlarmi. gli chiedo ancora ” pensi sia una cosa brutta?”

ed A ” no mamma, credo si cambi ogni giorno della nostra vita, penso sia peggio restare sempre gli stessi”

“purchè  il cambiamento ci migliori” aggiungo io.

e lui, sempre con il suo tono dolce ed il mezzo sorriso ereditato da me ” ricorda mamma: al tramonto della vita ciò che conta è avere amato”

N.P.C.

No Politically Correct.

oggi va così. a dire il vero andrebbe sempre così, ma l’età mi ha insegnato che spesso è meglio tacere e non sbandierare il proprio giudizio affilato e corrosivo, ma comunque sincero. non tutti sono pronti a sentirsi dire la verità, e non è neanche mia intenzione imporre la mia verità relativa come verità assoluta. insomma ognuno faccia il cazzo che gli pare ma senza infastidirmi troppo, perché oggi  domani e forse tutto il resto della settimana sarò parecchio diretta,  decisamente peggio del solito.

lo ha detto anche l’oroscopo. si, io leggo l’oroscopo. almeno è una fonte universalmente accreditata per dire cazzate. al contrario dei finti guru o di tutti quelli che mi annorbano con la loro  noiosa saggezza da mercatino delle pulci.

e datemi pure della stronza. tanto sono irrimediabilmente e sfacciatamente convinta di non esserlo.

 

 

 

Un anno sullo Scoglio

è passato un anno dall’apertura del mio modesto blog.

non ho mai inseguito numeri, statistiche, consensi. cercavo me stessa. e forse, forse ci sono riuscita. non sarò arrivata alla meta, ma credo di esserci vicina. di sicuro mi sento meglio rispetto ad un anno fa in cui, in un mare in tempesta mi aggrappavo all’unico scoglio emerso, attendendo tempi migliori.

sogno spesso il mare, credo che oniricamente rappresenti  il nostro inconscio. nella vita reale ho nuotato tantissimo negli anni passati. quando vivevo vicino al mare, almeno 6 mesi all’anno, quasi  tutti i giorni al crepuscolo, entravo e nuotavo piano, con l’unico desiderio di diventare un tutt’uno con quell’acqua che mi avvolgeva. e quando con il mio movimento ritmato da una presa di fiato sempre più lenta e profonda, non sentivo più alcun attrito tra la mia pelle e la sua acqua, ecco io ero il Mare. ero me stessa. sola, galleggiante e senza alcuna meta, ma con la certezza di poter tornare tra le persone che mi amavano veramente.

adesso il mare è placido e trasparente, vedo il fondo ed i sedimenti. sono pronta a tuffarmi e nuotare ancora dopo un anno in cui ho riprovato quella stretta al cuore che si chiama solitudine che mi ha paralizzato per troppo tempo, ho riscoperto il piacere di nuotare per tornare da chi mi aspetta sempre, con amore. c’è stato un momento in cui ho creduto di affogare, tanto le onde erano alte. poi ho trovato questo scoglio, il mio blog, sul quale ho inciso i miei sentimenti, le emozioni e le paure, come un naufrago che aspetta la nave che lo porterà a casa.

il mio scoglio non appare in alcuna mappa. solo io lo riconoscerò nel mio mare magnum di pensieri desideri e segreti, tutte le volte che tornerò a galla per prender fiato. mi ci appoggerò  ed osserverò ancora l’orizzonte aspettando idee, e nuovi spunti.

e nell’attesa vedrò ancora passare altri naufraghi, viaggiatori o semplici curiosi.  ognuno in cerca di un suo perché. talvolta condiviso, talvolta lasciato intravedere.

buon we a tutti.

 

Succedaneo

sono alla ricerca dell’idea migliore. vediamo se così funziona.

 

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